Le mie dita
nella tua bocca
sono poesie
scritte col tuo ventre.
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martedì 23 luglio 2013
lunedì 22 luglio 2013
"IL MITO DELLA CAVERNA" - PLATONE
Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin
dall'infanzia, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma
anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei
malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro.
Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l'attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un'eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.
Mentre un personaggio esterno avrebbe un'idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (ricordando che sono incatenati fin dall'infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre "parlanti" come oggetti, animali, piante e persone reali.
Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l'uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del sole ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.
Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto ad uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s'irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.
Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell'acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell'acqua, e capirebbe che:
Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare
nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento
e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe
proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati.
Infatti, dovendo riabituare gli occhi all'ombra, dovrebbe passare del
tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche
nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente
egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe
tornato dall'ascesa con "gli occhi rovinati". Inoltre, questa
sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di
convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad
ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto,
a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell'accecamento e
la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.
Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l'attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un'eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.
Mentre un personaggio esterno avrebbe un'idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (ricordando che sono incatenati fin dall'infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre "parlanti" come oggetti, animali, piante e persone reali.
Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l'uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del sole ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.
Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto ad uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s'irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.
Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell'acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell'acqua, e capirebbe che:
| « è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e ad essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e suoi compagni vedevano. » |
| (Platone, La Repubblica, libro VII, 516 c - d, trad.: Franco Sartori) |
Il mito della caverna nella società moderna e nei media
L'idea della liberazione dell'uomo dalle catene della sua esperienza limitata ed il raggiungimento della pura conoscenza della realtà è comune a molte culture; anche le scoperte e le invenzioni che rendono tale il mondo moderno possono essere viste come risultato del tentativo dell'uomo di superare i propri limiti per raggiungere ciò che è oltre la conoscenza del momento. La letteratura, la scultura, il cinema ed in generale tutte le arti sono ricche di storie di uomini che, sfidando l'ostilità dei contemporanei, si sono "liberati dalle catene" dell'opinione arrivando a conoscere la verità e sono poi tornati a riferirla, non sempre guadagnando rispetto ed ammirazione, agli ex compagni di prigionia. Inoltre, nel Novecento il mito della caverna è divenuta una metafora che simboleggia quanto i mass media influenzino e dominino l'opinione pubblica, interponendosi tra l'individuo e la notizia, manipolando quest'ultima secondo necessità.- Nel film Il conformista di Bernardo Bertolucci, ambientato durante il Ventennio, un vecchio professore si serve del mito della caverna per illustrare la condizione di accecamento morale e politico prodotta dal fascismo.
- Nel film The Island, un popolo di cloni è tenuto prigioniero sotto terra con proiettata una realtà olografica, uno di loro compierà un viaggio che lo porterà alla consapevolezza della sua condizione e lo spingerà a liberare gli altri
- Nella trilogia Matrix, la razza umana è controllata e sfruttata dalle macchine, che fanno credere loro di vivere liberamente nel mondo del XX secolo, mentre in realtà la tengono imprigionata, coltivando uomini e donne per trarne l'energia necessaria alla loro sopravvivenza meccanica. La gente vive senza accorgersi minimamente della realtà perché vive collegata ad un sistema informatico, chiamato appunto Matrix dai dissidenti, che invia impulsi elettrici al cervello umano, convincendo gli uomini di vivere in un mondo che, in realtà, non esiste più da centinaia di anni. Spetterà al Prescelto, Neo, liberarsi dall'illusione biochimica e, con l'aiuto dei ribelli, ritornare nel sistema per tentare di liberare la razza umana dal controllo delle macchine. Sia il finale del primo film con il dialogo di Neo al telefono, sia il comportamento del personaggio di Cypher, lasciano tuttavia intendere che, anche messi di fronte alla realtà delle cose, non tutti gli uomini saranno disposti ad abbandonare la loro "prigionia", preferendo la tranquillità e la sicurezza della loro vita illusoria.
- È simile il riferimento al mito in WALL•E, film di animazione in cui l'umanità è rinchiusa in un'astronave, incapace di deambulare, finché il capitano dell'astronave non si ribella al "pilota automatico" e riporta la nave verso Terra.
- Nel film The Truman Show, il protagonista crede di vivere in una tranquilla cittadina americana; è abituato a considerare "reali" i suoi amici, il suo lavoro, il suo paese, la sua fidanzata. In realtà egli vive, fin dalla nascita, in un reality show televisivo di cui è l'unico inconsapevole protagonista e le persone con le quali ogni giorno comunica sono semplicemente delle comparse del programma.
- Nel film Il tredicesimo piano, viene trovato morto un famoso programmatore di mondi virtuali, immense simulazioni di città del passato abitate da esseri virtuali con personalità umana. L'unico indizio sul delitto è stato lasciato all'interno di uno di questi mondi ed un collega della vittima dovrà entrarvi per recuperarlo, facendo attenzione a non rivelare alle entità in esso viventi la loro reale situazione: se, infatti, una di queste entità scoprisse la verità, le conseguenze sarebbero imprevedibili.
- In Arancia Meccanica, il protagonista Alex è sottoposto alla "cura Ludovico"; legato con una camicia di forza ad una sedia, la testa fissata con lacci e gli occhi tenuti aperti forzosamente, è costretto a guardare per ore la proiezione di filmati estremamente violenti dagli scienziati che decidono per lui cosa è bene e cosa è male. Come incatenato nella caverna, può solo guardare sulla parete ombre proiettate dagli artefici/giganti.[1]
- In Tutta la vita davanti c'è un richiamo diretto al mito della caverna. La protagonista Marta, laureata in filosofia, prima lo racconta alla piccola Lara e poi, venendo delusa da Giorgio, il sindacalista, gli dice che lo riteneva l'uomo che l'avrebbe salvata dalla caverna.
- Nel libro La caverna Saramago rivisita il mito della caverna, e lo porta ai giorni nostri. È la storia di un vasaio cui viene rifiutata la solita fornitura di stoviglie da parte del Centro - una città-centro commerciale quasi infinita e maligna. L'artigiano si troverà così costretto a inventarsi un altro prodotto e, soprattutto, a confrontarsi con il Centro stesso.
- Una tematica simile è sviluppata nell'anime di fantascienza Zegapain (ZEGAPAIN -ゼーガペイン-) in cui il protagonista scopre che il genere umano, così come credeva di conoscerlo, non esiste più e gli ultimi sopravvissuti sulla Terra vivono sotto forma di apparizioni virtuali in enormi elaboratori quantistici che simulano la vita di intere città (ognuna immagazzinata in un server) e ignorano la verità del mondo esterno. I nemici contro cui il protagonista e i suoi compagni combattono a bordo di grandi robot antropomorfi (mecha), nella speranza di una futura "resurrezione" o "risveglio", sono esseri umani evoluti capaci di rigenerarsi e privi di individualità ed emozioni, che tentano di adattare la Terra alle proprie necessità e di eliminare i resti della vecchia civiltà umana.
- Nel film V per Vendetta la protagonista Evey Hammond viene imprigionata e torturata per estorcerle delle informazioni. Poi si scoprirà che quel luogo di prigionia era solo un'illusione creata dal suo mentore V affinché Evey potesse liberarsi dalle paure che la tenevano incatenata. Come un novello Platone, il personaggio di V scopre un inganno volto a sottomettere l'umanità e tenta di liberarla, a cominciare dalla sua discepola Evey Hammond e dall'ispettore Eric Finch.
- Nel film Dark City il protagonista John scopre che la città in cui vive è in realtà un laboratorio extraterrestre. Gli alieni stanno conducendo esperimenti sugli esseri umani per carpirne il segreto dell'individualità.
- Nel film Essi vivono il protagonista John Nada trova degli strani occhiali da sole che gli permettono di vedere la verità: gli alieni hanno invaso la terra e mediante il controllo sui mass media stanno sottomettendo gli esseri umani.
- Nel film greco Dogtooth, una famiglia non ha mai fatto uscire i propri figli che, cresciuti, vivono in un mondo tutto loro creato dai genitori. Sarà la sorella maggiore, tramite alcune videocassette, a superare la barriera che separa la famiglia dal mondo esterno.
- Nel film Sbucato dal passato, la famiglia Webber si rinchiude per 35 anni in un rifugio antiatomico per salvarsi dai bombardamenti. All'interno del rifugio nascerà Adam che, una volta adulto, uscirà e scoprirà che non c'era stato alcun bombardamento ma semplicemente un aereo era precipitato sulla casa dei Webber. Adam si impegnerà quindi per far uscire i genitori dalla caverna.
- Nel film I Croods
"DUE" - ERRI DE LUCA
Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso.
"L'ISOLAMENTO DEL CUORE" - ENRICO NASCIMBENI
L'isolamento del cuore
porta verso letali isole
dove non cresce piu' nulla
dove non arriva piu' nemmeno il mare.
Visitai un'isola cosi'
cercai di portare una stella e una palma
ma tutto si spegneva subito, tutto sfioriva.
Che poi ci si perde
che poi ci si cerca
che poi ci si trova.
Lento e' il cammino
del viandante ballerino
lenti i suoi gesti
maestosa e' la sua faccia segnata da rughe di cristallo prezioso.
Tutto poi si beve tutto di un sorso
malinconia e falsi sorrisi
la gola si secca ancor di piu'
e gli occhi celano mondi sommersi da un destino
costruito da noi stessi.
Trovai la fonte di acqua pura
trovai il perdono
in un giorno di agosto
in un viso
che venne applaudito dalle cicale.
porta verso letali isole
dove non cresce piu' nulla
dove non arriva piu' nemmeno il mare.
Visitai un'isola cosi'
cercai di portare una stella e una palma
ma tutto si spegneva subito, tutto sfioriva.
Che poi ci si perde
che poi ci si cerca
che poi ci si trova.
Lento e' il cammino
del viandante ballerino
lenti i suoi gesti
maestosa e' la sua faccia segnata da rughe di cristallo prezioso.
Tutto poi si beve tutto di un sorso
malinconia e falsi sorrisi
la gola si secca ancor di piu'
e gli occhi celano mondi sommersi da un destino
costruito da noi stessi.
Trovai la fonte di acqua pura
trovai il perdono
in un giorno di agosto
in un viso
che venne applaudito dalle cicale.
sabato 20 luglio 2013
"LA PORTA DELLA VITA E' MISTICA REALTA' " - ENRICO NASCIMBENI
La porta della vita
e' mistica realta'
un esercizio spirituale
una preghiera recitata a bassa voce
stringendoti la mano
nel cammino che stiamo facendo insieme.
Mi confondo
nel mistero dei misteri
afferro con timidezza le parole che non so
ma le parole parlano da sole
e pazientemente mi sussurrano verita'
che la mia mente non percepiva.
Tu mi hai disegnato un cerchio:
siamo noi
mi hai detto.
Cosi' profondo
come fossa delle Marianne
e' il tuo vivere
tra il buio e la luce
tu
che sei elettrica inquieta capricciosa lampadina colorata.
Cosi' inquieto e' il tuo ventre
che mi accoglie
con pudore antico.
Penso a chi ti ha dipinta
liberata nel mondo
disorientata perennemente dal brusio di banali esistenze
affascianata dal piu' anormale paranormale.
Immensi sono gli occhi degli dei
che sul monte Olimpo
banchettano col nostro destino.
Sono canti orfici
anche i tuoi silenzi.
Che ascolto
distratto solo
dal profumo del tuo respiro.
e' mistica realta'
un esercizio spirituale
una preghiera recitata a bassa voce
stringendoti la mano
nel cammino che stiamo facendo insieme.
Mi confondo
nel mistero dei misteri
afferro con timidezza le parole che non so
ma le parole parlano da sole
e pazientemente mi sussurrano verita'
che la mia mente non percepiva.
Tu mi hai disegnato un cerchio:
siamo noi
mi hai detto.
Cosi' profondo
come fossa delle Marianne
e' il tuo vivere
tra il buio e la luce
tu
che sei elettrica inquieta capricciosa lampadina colorata.
Cosi' inquieto e' il tuo ventre
che mi accoglie
con pudore antico.
Penso a chi ti ha dipinta
liberata nel mondo
disorientata perennemente dal brusio di banali esistenze
affascianata dal piu' anormale paranormale.
Immensi sono gli occhi degli dei
che sul monte Olimpo
banchettano col nostro destino.
Sono canti orfici
anche i tuoi silenzi.
Che ascolto
distratto solo
dal profumo del tuo respiro.
venerdì 19 luglio 2013
"LANTERNE DI MADREPERLA" - ENRICO NASCIMBENI
Lanterne di madreperla
negli angoli della mia vita
corrosivo sorridere alla parole sdrucciole
e alle talpe del giardino
sotterranee presenze
infaticabili
e occhialute.
Rasta che fumano incuranti del mare
cognizione
di santi e madonne sparpagliati sul pavimento.
La mia assenza dipende dai silenzi
inopinabili
dei colori del muro sbiaditi dall'umidita'.
La mia presenza
e' cosi' presente
da assordare i sordi.
Sono dipendente
da un sorriso
e da una mano che mi cerca.
Mi scuso col buio
e mi bacio
con passione.
negli angoli della mia vita
corrosivo sorridere alla parole sdrucciole
e alle talpe del giardino
sotterranee presenze
infaticabili
e occhialute.
Rasta che fumano incuranti del mare
cognizione
di santi e madonne sparpagliati sul pavimento.
La mia assenza dipende dai silenzi
inopinabili
dei colori del muro sbiaditi dall'umidita'.
La mia presenza
e' cosi' presente
da assordare i sordi.
Sono dipendente
da un sorriso
e da una mano che mi cerca.
Mi scuso col buio
e mi bacio
con passione.
"L'EQUILIBRIO"
Da quando si è messo in piedi sugli arti
posteriori, l'uomo non sa più riacquistare l'equilibrio.(Stanisław Jerzy Lec)
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